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Glossario, passiti, vini dolci e liquorosi

Vino passito: cos’è e come si fa

Un vino fatto con uve lasciate appassire, sulla pianta o dopo la raccolta.

Passito, o vino passito, indica un vino fermo DOC, DOCG o IGT ottenuto da uve appassite. L’appassimento fa perdere acqua agli acini e concentra zuccheri, acidi e profumi.

Le uve possono appassire sulla pianta, raccolte più tardi del solito, oppure dopo la vendemmia, stese su graticci o appese in locali ventilati chiamati fruttai, a volte al sole. Ogni disciplinare fissa i tempi e il grado zuccherino da raggiungere. Esempi noti sono il Passito di Pantelleria, da Zibibbo, lo Sciacchetrà delle Cinque Terre e il Moscato di Scanzo.

Il tranello: uve appassite non vuol dire per forza vino dolce. L’Amarone della Valpolicella e lo Sforzato di Valtellina nascono da uve appassite ma fermentano fino a diventare secchi.

Le denominazioni che lo prevedono 148

Denominazioni che prevedono questa menzione o tipologia, secondo le schede verificate sui disciplinari. Per i dettagli apri la scheda.

Fonti: Legge 12 dicembre 2016, n. 238 (Testo unico della vite e del vino), art. 31. Sintesi a scopo di studio, aggiornata a ottobre 2026: fa fede il testo in vigore e, per ogni denominazione, il suo disciplinare. Hai trovato un errore? Segnalalo.

Vedi anche: Vendemmia tardiva · Recioto · Vin Santo · Vino liquoroso · tutto il glossario